fase di lavoro in cantiere

Il lavoro del futuro? Quello manuale

I nostri figli faranno lavori che ancora non esistono. Può darsi, o forse si guarderanno intorno per riscoprire il valore del ‘saper fare’

Università, agenzie di recruiting e le stesse aziende fanno a gara per cercare di prevedere quali saranno i lavori del futuro. Innovazione e digitalizzazione hanno aperto nuovi scenari, saranno le macchine a occuparsi dei lavori ripetitivi, di tutto ciò che è automatizzabile, perciò l’uomo si occuperà d’altro.

Alcuni lavori sono appena nati, eppure c’è già la coda per assumere esperti di cyber security, di big data, di IoT (Internet of Things) e di Intelligenza Artificiale.

Non è però così dappertutto, o almeno non è così in tutta Italia, il paese delle piccole e medie imprese, dei campanili e delle regioni dove il lavoro manuale è ancora molto richiesto e la domanda di manodopera in forte crescita.

La Liguria è sicuramente uno di quei posti. Prima che arrivasse la pandemia, poco meno della metà delle nuove assunzioni riguardavano i mestieri artigiani (fonte Unioncamere), quelli che hanno bisogno di una formazione professionale, e figure che operano nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni.

La Liguria è una terra del “saper fare”, per questo servono addetti ai macchinari, idraulici, installatori di impianti elettrici e profili per la cosiddetta ‘blue economy’, quella che riguarda le professioni del mare: elettricisti, fabbri, fonditori. Oggi però non è facile trovare persone disposte e qualificate per fare questi mestieri, nel mercato del lavoro c’è una differenza importante tra domanda e offerta.

Se domani da noi si rompesse un braccio il carpentiere, la nostra azienda sarebbe costretta a rimanere ferma”, dice Gaetano Mussini, che nell’azienda di famiglia creata da papà Giorgio costruisce barche da diporto, dei gioielli in legno fatti a mano.

Trovare persone capaci di gestire il legno come serve a noi non è facile. Ci rivolgiamo alla scuola professionale più vicina, prendiamo dei ragazzi in stage e cerchiamo di farli crescere. Alcuni rimangono, altri però sono solo stagionali, non si fermano e non imparano bene una professione” prosegue Gaetano.

Il problema probabilmente è culturale, i giovani pensano a lavori diversi, digitali, non tengono conto del fatto che una scuola professionale può non solo garantire quasi sicuramente un posto di lavoro, ma anche dare grandi soddisfazioni e concrete opportunità di autorealizzazione.

Il lavoro del futuro? È sicuramente manuale, nelle aziende artigiane il lavoro c’è, così come c’è spazio per imparare e per crescere. Mi rendo conto però che questo tipo di mestiere non è come gli altri, ci vogliono talento e predisposizione, bisogna essere mossi dalla passione. Io fin da ragazzino frequentavo il laboratorio di mio padre e quando ho finito le scuole per me è stato quasi naturale scegliere di continuare a lavorare nell’azienda di famiglia. Costruire barche a mano, in modo artigianale, è un piacere oltre che un lavoro complesso e impegnativo. Quando però vedi il risultato la soddisfazione è enorme, ti senti appagato”.

Una persona è più disposta a impegnarsi in un progetto se ne capisce il senso, lo scopo. Vedere il risultato concreto del proprio lavoro, come una barca che esce dal laboratorio ed entra in mare, può dare un senso a quello che si fa più di quanto succeda in altri mestieri.

Oggi si parla tanto di crearsi il lavoro, di intraprendere la libera professione e di creare delle startup. Mio padre Giorgio il lavoro se l’è creato sessant’anni fa, la sua impresa artigiana è cresciuta e continua ancora oggi, siamo già alla terza generazione di famiglia in azienda. Ha avuto la visione e la bravura di vedere che questo poteva essere il lavoro del futuro e credo che quella intuizione sia ancora valida”. 

Spostarsi per lavorare può essere un deterrente per intraprendere questo tipo di professione, ma anche un’opportunità. Mussini produce barche in Liguria, sul mare, e le noleggia anche, a Portofino. “Qui si vive bene” ricorda Gaetano, forse quello che conosciamo come ‘nomadismo digitale’ potrebbe diventare anche un ‘nomadismo artigiano’. 

E poi se parliamo di lavori sostenibili, creativi e che ci aiutano a trovare la realizzazione personale, il mestiere artigiano ha sicuramente tutte queste caratteristiche. Usare le mani, sporcarsele, può tornare a essere visto come un modo di nobilitare se stessi e il proprio lavoro. In fondo, è una forma d’arte, le due parole – artigianato e arte –  hanno la stessa radice.

In un momento in cui molti giovani si licenziano da lavori mal pagati e troppo stressanti, in questi anni in cui la nostra attenzione è pericolosamente alla deriva, intrappolata nei feed dei social media, incastrata in un pozzo di fake news, il lavoro manuale rappresenta qualcosa di solido in cui credere.

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